SIGILLUS | Laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia

SIGILLUS | Laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia Se mi avete seguito nelle Stories sul mio account Ig @psicogitano in queste ore, avrete notato un termine che ha iniziato a vibrare tra le immagini dello studio e i panorami di Napoli: SIGILLUS. Non è solo il nome di un nuovo percorso; è un invito a compiere un viaggio profondo all’interno di un laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia alla ricerca dei segni della propria autenticità. L’Etimologia: Il Piccolo Segno che Custodisce Per capire la direzione di questo lavoro, dobbiamo partire dalla parola che mi ha ispirato. Sigillus è il diminutivo del latino signum, ovvero “segno”. Letteralmente, è un “piccolo segno”. In passato, il sigillo aveva una funzione vitale e sacra: serviva a proteggere un contenuto, a chiudere un messaggio affinché restasse integro, e soprattutto a garantirne l’autenticità. Solo chi possedeva la matrice poteva apporre quel marchio; solo quel segno rendeva il documento vero e inalterato. Nel caos della modernità, abbiamo spesso smarrito i nostri sigilli personali. Corriamo il rischio di perdere la capacità di distinguere ciò che è autenticamente nostro dalle sovrastrutture che ci sono state cucite addosso. Sigillus nasce per questo: per ricercare i segni della nostra autenticità. attraverso un laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia. Tra Giordano Bruno e la Psicologia dell’Immagine Il richiamo filosofico più alto ci porta a Giordano Bruno e al suo Sigillus sigillorum. Per il filosofo nolano, i sigilli erano configurazioni simboliche, immagini della mente capaci di connettere l’infinito del cosmo al finito dell’uomo. Erano mappe per l’anima, strumenti per orientarsi nell’oscurità. Nel nostro laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia, utilizzeremo il potere degli archetipi, delle immagini e delle corrispondenze. Non lavoreremo solo con i pensieri, ma con le forme che affiorano dal profondo. Come facevano i sigilli antichi, cercheremo di dare forma a un’impronta interiore che protegga il nostro mondo interno e faccia emergere il nostro vissuto emotivo profondo. Perché un Laboratorio Esperienziale? Spesso cerchiamo di risolvere i nostri blocchi parlandone, ma le parole, da sole, a volte non bastano. Esistono territori dell’anima che non possono essere solo descritti, devono essere attraversati. Possiamo discutere di stabilità per ore senza mai toccare la sua radice; possiamo desiderare la sicurezza senza sentirla scorrere nel corpo. C’è bisogno di fare esperienza di alcuni stati in prima persona. Attraverso l’ascolto del corpo, l’espressione creativa e la relazione con gli altri, ci permettiamo di abitare lo spazio in modo nuovo. In un ambiente sicuro e professionale, il laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia diventa un cerchio protetto dove trasformare l’intuizione in esperienza tangibile. Ogni incontro di questo cammino sarà ispirato a un Elemento, inteso come manifestazione di una qualità essenziale dell’esperienza umana. Il Primo Incontro: L’Elemento TERRA Il nostro cammino inizia dalla Terra. Non c’è volo possibile senza radici solide. L’elemento Terra ci parla di sicurezza, stabilità e presenza: è il radicamento (grounding) necessario per non essere travolti dal vento del quotidiano. Dettagli del laboratorio: Tipo: Laboratorio esperienziale di gruppo tra psicologia e arteterapia Tema: Stabilità e Sicurezza (Radicamento in se stessi). Quando: Sabato 28 Marzo, ore 15:30 – 18:00. Dove: Napoli, presso lo Studio /hss. Fermata Piazza Garibaldi Conduzione: Diego Gitano, Psicologo abilitato e Arteterapeuta. Posti disponibili: Il gruppo ha un numero limitato di partecipanti per garantire la cura di ogni processo. Costo: €40 (materiali inclusi). La spesa sarà fatturata come prestazione sanitaria ed è quindi detraibile dalle tasse. Come partecipare La registrazione avviene tramite un modulo dedicato. Sarà mia cura ricontattarti personalmente su WhatsApp entro 48 ore per confermare la disponibilità e fornirti i dettagli logistici. [CLICCA QUI PER ACCEDERE AL MODULO E RISERVARE IL TUO POSTO] Conclusione: Il Tuo Segno Tracciare un cerchio è il primo atto di creazione. È il primo sigillo. Se senti che è il momento di smettere di parlare della tua vita e iniziare a farne esperienza, ti invito a unirti a noi in questo spazio. È tempo di andare alla ricerca del proprio segno.
Percorso di gruppo: essere e diventare con gli altri | Diego Gitano

Siamo e diventiamo con gli altri Esiste un sapere profondo, condiviso da molte culture e tradizioni, che riconosce nella relazione uno spazio essenziale dell’esperienza umana.Un proverbio africano lo esprime con poche parole: Umuntu ngumuntu ngabantu.Una persona è una persona attraverso le altre persone. Nel lavoro psicologico di gruppo, questa intuizione non rimane un’idea astratta, ma diventa esperienza concreta. Il percorso di gruppo è uno spazio relazionale in cui ciò che è individuale può prendere forma grazie alla presenza degli altri. Il gruppo come spazio relazionale Un percorso di gruppo non è una semplice somma di persone.È uno spazio relazionale condiviso, una cornice in cui l’esperienza si organizza nel tempo e nella relazione. Quando il gruppo è clinicamente e professionalmente condotto, la partecipazione non coincide con il fare o con il dire.La presenza, in sé, è già una forma di partecipazione. La presenza come forma di partecipazione Nel lavoro di gruppo è possibile stare ascoltando.Nel silenzio.Nell’osservazione. Non è necessario raccontarsi, spiegarsi o esporsi. La presenza corporea, emotiva e relazionale è sufficiente perché il processo possa avvenire. Questo rende il percorso di gruppo uno spazio rispettoso dei tempi individuali, in cui l’esperienza può emergere senza essere forzata. Il ruolo del corpo e dell’esperienza Il gruppo non è soltanto uno spazio di parola.È anche un luogo in cui il corpo ha cittadinanza. Attraverso il corpo, le emozioni e le risonanze relazionali, l’esperienza prende forma in modo integrato.Il lavoro di gruppo permette così di andare oltre una comprensione esclusivamente cognitiva, favorendo una consapevolezza incarnata e vissuta. Il gruppo come contenitore condiviso Un percorso di gruppo può diventare un contenitore relazionale:uno spazio sufficientemente strutturato e sicuro in cui ciò che emerge viene accolto, sostenuto e regolato dalla relazione e dalla conduzione professionale. In questo senso, la relazione non è uno strumento, ma il luogo stesso in cui il processo si svolge. Essere e diventare con gli altri Nel tempo e nello spazio delle relazioni, qualcosa si organizza.Non perché venga spiegato o interpretato, ma perché viene vissuto. Siamo e diventiamo con gli altri.Ed è spesso all’interno di un gruppo che questa esperienza può trovare una forma concreta, rispettosa e profondamente umana. Conclusione Il percorso di gruppo, quando è clinicamente ben condotto, offre uno spazio relazionale in cui la presenza reciproca sostiene il processo individuale.Un luogo in cui l’esperienza può essere abitata, nel tempo che le è necessario, senza richieste di prestazione.
Psicoterapia del corpo: clinica, esperienza e consapevolezza somatica

L’artista Judit Reigl dice: “Il corpo: lo strumento più perfetto e l’ostacolo più tragico. Agglomerazione, fusione, separazione, attrazione, repulsione, crescita, diminuzione, trasformazione, mutazione, esplosione, implosione, dissoluzione. Desiderio, sofferenza, morte, riniziare.” Questa citazione coglie il cuore della questione: il corpo è teatro vivo di processi emotivi, relazionali e biologici che strutturano l’esperienza umana. Questo tema è centrale per chi si occupa di psicoterapia del corpo, e quindi di integrazione tra dimensione psichica e dimensione corporea. È necessaria una visione complessa e profonda del corpo come luogo di memoria, espressione e trasformazione. Il corpo come linguaggio della sofferenza emotiva Come esprime il corpo la sofferenza emotiva? E ancora: quali processi mentali sono profondamente interconnessi con le tensioni fisiche e con il rilassamento? Studi autorevoli come quelli di Boadella e Liss mostrano come il corpo non sia un semplice contenitore della psiche, ma un sistema attivo che registra, organizza e conserva esperienze emotive attraverso posture, tensioni muscolari, schemi respiratori e modalità di movimento. Le parti del corpo hanno la capacità di accumulare energia bloccata, intesa come quella che viene inibita o trattenuta nel corso dello sviluppo e delle relazioni significative. In questa prospettiva, ogni modello corporeo corrisponde a specifiche modalità emozionali e comportamentali. Reich introdusse il concetto di segmenti corporei, mostrando come le tensioni in determinate aree del corpo siano associate a specifici pattern caratteriali. L’approccio integrato della psicoterapia del copro integra la valutazione diagnostica tradizionale, offrendo una lettura più completa di ciò che non funziona a livello emotivo e relazionale. Espansione e contrazione: il ritmo fondamentale della vita Una delle immagini più suggestive è quella dell’essere umano paragonato a una medusa, nella sua danza continua tra espansione e contrazione. Piacere, apertura e vitalità da un lato; stress, paura e chiusura dall’altro. Lowen descrive questo movimento secondo tre direzioni fondamentali: Interno / esterno Longitudinale lungo l’asse del corpo Flusso di percezioni e informazioni in entrata e in uscita Questo ritmo rappresenta una matrice biologica ed emotiva che struttura il modo in cui entriamo in contatto con il mondo e con noi stessi. Zone corporee, riserve energetiche e corazze Possiamo immaginare la suddivisione del corpo in zone funzionali (Reich) e in tre grandi aree (cranio, torace, addome secondo Hartmann). Una riflessione critica emerge rispetto alla scarsa attenzione riservata agli arti inferiori — bacino, gambe e piedi — che sono fondamentali per l’espressione dell’attacco, della fuga, del piacere e del radicamento. Boadella riconosce ad esempio tre principali “riserve” in cui l’energia emotiva può essere bloccata: Addominale-pelvica Muscolare Cervicale Quando l’energia non può scaricarsi, si formano diverse tipologie di “corazze”: muscolari, viscerali e cerebrali. Queste strutture difensive non sono semplici sintomi, ma strategie di adattamento sviluppate nel corso della storia personale. Origini precoci e memoria prenatale Questi processi possono essere fatti risalire anche alle fasi prenatali e perinatali. Autori come Stanislav Grof hanno descritto l’esperienza della nascita come un attraversamento simbolico di inferno, purgatorio e paradiso, sottolineando come le condizioni della nascita possano influenzare i modelli caratteriali. La connessione tra respirazione e suzione, tra apparato respiratorio e gastrointestinale, evidenzia come i ritmi corporei siano profondamente intrecciati fin dalle prime fasi della vita. Lowen, uno dei pionieri della psicoterapia del corpo, collega, ad esempio, alcune strutture caratteriali a difficoltà legate ai periodi di dipendenza gastro-intestinale. Queste descrizioni rendono evidente quanto il corpo conservi tracce profonde delle esperienze precoci, spesso al di sotto della soglia della memoria narrativa. È proprio su questi aspetti che la psicoterapia del corpo lavora. Gravità, postura e organizzazione del carattere Un aspetto particolarmente interessante riguarda il rapporto con la gravità. Il bambino passa da uno stato di assenza di peso intrauterino all’esperienza progressiva della gravità dopo la nascita. Il modo in cui il corpo si organizza rispetto alla gravità influisce sulla postura, sul tono muscolare e sull’atteggiamento emotivo. In alcune strutture caratteriali, come quella masochista, il corpo tende a cedere alla gravità, con tensioni concentrate nell’addome e una contrazione protettiva, come se fosse costantemente pronto a ricevere colpi. Testa, percezione e costruzione del mondo interno Hartmann sottolinea come le informazioni sensoriali che giungono attraverso occhi, orecchie, respirazione e alimentazione influenzino profondamente le funzioni mentali. La coordinazione tra percezione e movimento è alla base dello sviluppo dello scopo, del significato e, successivamente, della coscienza intenzionale. Per lo psicoterapeuta orientato al lavoro corporeo, osservare occhi e voce diventa uno strumento clinico fondamentale: il modo di guardare, di mettere a fuoco e di modulare la voce riflette l’organizzazione del mondo interno e delle forme del pensiero. Ritmo, sessualità e integrazione profonda Una delle parti più potenti degli studi sulla psicoterapia del corpo riguarda il ritmo. Il ritmo corporeo della madre continua nel neonato attraverso la respirazione e i movimenti peristaltici. Reich descrive l’orgasmo come un processo biologico naturale, simile al movimento delle onde: accumulo di eccitazione, scarica e rilassamento. Questo processo coinvolge dimensioni motorie, sensoriali ed emotive. Le inibizioni in una di queste fasi possono generare difficoltà legate alla prestazione, all’identità e al senso di colpa. La distinzione fondamentale non è tra sessualità “deviante” e “non deviante”, ma tra piacere superficiale e piacere profondo: tra un processo guidato dalla volontà e uno che coinvolge l’intero organismo in modo spontaneo. Integrare corpo e profondità Gli studi sulla psicoterapia del corpo mostrano chiaramente come l’integrazione tra terapie corporee e terapie del profondo consenta un lavoro su più livelli: l’intersezione tra componenti emotive e strutture caratteriali permette alla sessualità di liberarsi progressivamente da blocchi e inibizioni. In questa prospettiva, la psicoterapia del corpo non è solo una tecnica, ma una visione integrata dell’essere umano: un modo di considerare corpo, emozione e mente come aspetti inseparabili di un unico processo di trasformazione, cura e consapevolezza.
Arteterapia adolescenti: 4 strategie potenti per il benessere scolastico

L’arteterapia adolescenti non è solo un percorso creativo, ma un vero e proprio strumento di trasformazione personale e sociale.Mi chiamo Diego Gitano, sono psicologo, e da anni utilizzo l’arteterapia per accompagnare i ragazzi nella scoperta di sé e nella costruzione di relazioni più autentiche. Recentemente ho realizzato un progetto che ha coinvolto diverse classi scolastiche e centinaia di studenti. Attraverso il disegno, la scrittura creativa, la meditazione e gli esercizi corporei, ho visto cambiare il clima delle classi in modi sorprendenti. Cos’è l’arteterapia e perché è importante per gli adolescenti L’adolescenza è un periodo complesso: ansie, emozioni contrastanti, difficoltà relazionali e il bisogno di sentirsi accettati possono rendere la scuola un luogo di tensione. In questo contesto, l’arteterapia adolescenti offre uno spazio diverso: un laboratorio protetto in cui esprimersi senza giudizio, dove l’arte diventa linguaggio e il corpo torna a essere ascoltato. Disegnare, scrivere, creare, respirare: sono attività semplici, ma capaci di aprire mondi interiori e favorire nuove connessioni tra ragazzi. Il progetto a scuola: creatività, meditazione e corpo Nelle classi in cui ho portato l’arteterapia adolescenti, ho proposto un percorso strutturato su più livelli e con le seguenti 4 strategie: Disegno e pittura → per esprimere emozioni difficili da raccontare con le parole. Scrittura creativa → per dare voce ai pensieri nascosti e creare storie condivise. Meditazione guidata → per ridurre l’ansia e imparare a gestire lo stress scolastico. Esercizi corporei → per scaricare tensioni, liberare il corpo e ritrovare energia. Ogni attività dell’arteterapia adolescenti aveva un obiettivo comune: aiutare i ragazzi a comunicare meglio tra loro e a sentirsi parte di un gruppo. Arteterapia adolescenti ed emozioni: il filo conduttore Uno degli aspetti più sorprendenti che ho osservato durante questo percorso di arteterapia adolescenti è stato il modo in cui i ragazzi hanno iniziato a dare un nome alle proprie emozioni. In molte classi ho notato come la rabbia, la paura o la tristezza spesso venissero nascoste dietro comportamenti di chiusura o, al contrario, di provocazione. Attraverso il disegno e la scrittura creativa, queste emozioni hanno trovato finalmente uno spazio sicuro in cui emergere. Ragazzi che non parlavano mai hanno condiviso paure legate al futuro, altri hanno trasformato in immagini la propria ansia o la solitudine. Alcuni hanno persino raccontato il dolore di esperienze personali importanti, trovando ascolto e accoglienza da parte dei compagni. Questa consapevolezza emotiva ha avuto un impatto diretto sulla vita di classe: imparare a riconoscere e nominare le emozioni ha reso i ragazzi più empatici e disponibili ad ascoltare gli altri. È stato il primo passo verso la costruzione di un gruppo più unito e rispettoso. Risultati: meno bullismo, più dialogo e inclusione I cambiamenti osservati sono stati profondi e tangibili. In alcune classi, inizialmente segnate da conflitti, isolamento e perfino episodi di bullismo, ho assistito a una vera trasformazione: Riduzione delle tensioni: i ragazzi hanno imparato a esprimere rabbia e frustrazione in forme creative. Maggiore coesione: ciò che era conflitto è diventato collaborazione. Dialogo aperto: hanno iniziato a parlare senza paura di giudizio su temi difficili come diversità, multiculturalismo, lutto, sessualità, dipendenze, ansia e benessere. Rispetto reciproco: è nato un clima di ascolto autentico e inclusione. Connessione corpo-mente: grazie alla meditazione e agli esercizi corporei, hanno scoperto un nuovo equilibrio interiore. È stato commovente vedere come anche i ragazzi più “chiusi” o con maggiori difficoltà relazionali abbiano trovato un proprio spazio di espressione. L’efficacia dell’arteterapia con gli adolescenti è supportata anche da studi recenti (vedi ricerca qui). Arteterapia adolescenti: un percorso che cambia la scuola Questo progetto conferma che l’arteterapia adolescenti non è soltanto una pratica terapeutica, ma anche un potente strumento educativo e sociale. In un’epoca in cui la scuola è spesso teatro di bullismo, incomunicabilità e disagio, proporre percorsi di arteterapia significa offrire un’alternativa concreta: un modo per creare ponti tra ragazzi, insegnanti e famiglie. Non serve “essere artisti” per partecipare: serve solo la disponibilità a esprimersi, ascoltarsi e condividere. Come portare un progetto di arteterapia nella tua scuola Se sei insegnante, educatore o genitore, puoi immaginare quanto un percorso simile possa migliorare il clima della tua classe o della tua scuola. Ogni istituto può adattare l’arteterapia adolescenti alle proprie esigenze: Un ciclo di laboratori creativi per studenti. Percorsi mirati su temi delicati (bullismo, dipendenze, ansia, inclusione). Progetti a lungo termine che accompagnano i ragazzi per tutto l’anno scolastico. Le esperienze raccolte dimostrano che piccoli passi possono generare grandi trasformazioni. Contattami per informazioni e collaborazioni Se desideri portare l’arteterapia adolescenti nella tua scuola, o se sei genitore e vuoi esplorare come questo percorso possa aiutare tuo/a figlio/a, contattami. Sarà un piacere condividere il metodo, i risultati e costruire insieme un progetto su misura.
Perché Psicoterapia?

Poesia dell’artista Marwan Ho bisogno di psicoterapia perché ho cominciato a guardare solamente verso l’esterno. Ho bisogno di psicoterapia perché cadere otto volte nello stesso piccolo abisso non può mai essere casualità ma causalità. Ho bisogno di psicoterapia perché il mondo è un indumento che ultimamente mi sta impressionantemente male, perché il mondo è un indumento e, chissà, forse un divano potrebbe essere il camerino. Ho bisogno di psicoterapia perché cerco nel piacere di riempire tutti i vuoti che ho nell’anima e voglio conoscere quei vuoti per riempirli con parole d’amor proprio, con carezze a me stesso. Ho bisogno di psicoterapia perché la mia voglia di mangiare il mondo è finita quando ho sentito che il mondo si ostinava a mangiare me e qui non c’è retorica, qui c’è qualcuno che deve imparare che vivere non è essere né pranzo né commensale e non puoi aspettare che sia il mondo a impararlo. Ho bisogno di psicoterapia perché vedo cose e non va bene vedere in te ciò che tanto ti infastidisce vedere negli altri, perché a volte sento che nessuno fa parte di me. Ho bisogno di psicoterapia perché sono un uomo normale che lavora più del normale, per brillare più del normale, come è normale in questo sistema, e mi sto rendendo conto che il normale non ha nulla a che vedere con il naturale. Ho bisogno di psicoterapia perché l’età mi ha reso odiosamente responsabile e crescere non deve consistere solo nel viaggiare al paese delle responsabilità. Deve anche consistere nel vivere in pace con le tue ferite, in pace con il tuo passato, in pace con le persone. Ho bisogno di psicoterapia perché pensavo di aver già cancellato tutto ma la vita ti consegna i problemi pezzo a pezzo e ha sempre un altro regalo da aprire, per farti crescere un po’ di più. Ho bisogno di psicoterapia perché ultimamente non ho saputo aprire quei regali. Per tutte queste ragioni so che ho bisogno di psicoterapia e ora ci sto lavorando, cercando uno psicologo.